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Autodifesa e combattimento – Personal trainer a Firenze

By on 4 giugno 2017

Si ha la tendenza a pensare che imparando delle “mosse”, delle tecniche di combattimento, così come le si vedono fare in tv o nei video su internet, ognuno possa acquisire la capacità di tutelare la propria incolumità di fronte ad un’aggressione.

Vari sistemi di autodifesa e arti marziali hanno sfruttato proprio questa illusione per fare un marketing estremamente convincente… ma pur sempre soltanto marketing. Da anni, sia come personal trainer a Firenze, che come insegnante di arti marziali, cerco invece di far capire alle persone che non è mai la tecnica (le “mosse”), ad essere determinante, bensì la consapevolezza che abbiamo di noi stessi, nel corpo, nella mente ed emotivamente.

Quindi alla domanda TUTTI POSSONO IMPARARE A COMBATTERE FISICAMENTE? La mia risposta, l’unica risposta onesta che si può dare è NO! Ci sono persone che non saranno mai in grado di farlo, e non soltanto per una questione di forza o preparazione tecnico/tattica, ma perchè nel loro DNA non c’è scritto come farlo, e questo non cambierà mai, neanche se ogni giorno dedicassero ore ad allenarsi. Questo se si parla di combattere, se usiamo invece il termine “difendersi”, le cose cambiano, e saremmo tanto più capaci di difenderci quanto maggiore saranno la conoscenza che abbiamo di noi stessi e la consapevolezza delle nostre azioni.
Ogni metodo dovrebbe avere come obiettivo primario l’acquisizione di una sempre maggiore consapevolezza di se, di come nascono pensieri, giudizi ed emozioni e di come questi determinino le nostre azioni. Si dovrebbe essere educati all’ascolto del proprio corpo, all’avere confidenza col movimento, con l’equilibrio, con la forza, con la fatica e lo stress ma anche alla ricerca del piacere che nasce dal sentirsi bene ed in forze.

Si dovrebbe imparare, attraverso le arti marziali, a conoscere il potenziale nonché i limiti di noi stessi sia sul piano corporeo che mentale ed emozionale, allora potremmo operare scelte costruttive, per prevenire ed evitare, o per affrontare minacce e scontri.
Nell’apprendimento di un’arte marziale o di un sistema di autodifesa, il combattimento, la tecnica (le “mosse”), sono un mezzo per diventare appunto più consapevoli, per crescere e conoscere sempre più a fondo le nostre capacità, i limiti che abbiamo, i nostri punti di forza, i nostri lati oscuri che indisturbati, sovente guidano le nostre scelte portandoci laddove non dovremmo andare. Di questo percorso dovrebbe poter beneficiare sia chi possiede le caratteristiche necessarie a sostenere scontri fisici (uomini ed anche molte donne), sia tutte le persone (la maggioranza), che pur essendo deboli sotto questo aspetto, hanno comunque la possibilità (ed il diritto/dovere) di migliorare la qualità di vita, la salute, e tutelare la propria incolumità di fronte ai potenziali pericoli che quotidianamente le circondano.
Quando scegliamo un insegnante di arti marziali o discipline simili, oltre che valutare la sua preparazione tecnica, il suo essere “cazzuto” e forte, dovremmo primariamente riuscire a capire la sua maturità rispetto ai sudetti aspetti. In quest’ottica, se il nostro insegnante è adatto, praticare con intelligenza e costanza è senz’altro utile per per migliorare la vita e la salute, e varrà la pena farlo anche se non saremo mai in grado di difenderci fisicamente.

A chi ancora si domandi qual’è il miglior metodo, il metodo più efficace per imparare a difendersi e a combattere per strada, rispondo quindi che il metodo migliore è quello in grado di liberarci dai nostri stessi limiti attraverso l’autoconsapevolezza. Direi che forse non è tanto il metodo a fare la differenza, quanto il Maestro che ci insegna nonché la nostra disponibilità a metterci in discussione per progredire e migliorarci.

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